con la dott.ssa Marina Presutti
http://www.counselingbreve.com/chi-sono/
Cos'è il counseling
Counseling letteralmente significa consigliare, consultarsi.
In realtà questa definizione non corrisponde a quello che in pratica avviene in una seduta o in un corso di counseling. O meglio, corrisponde se consideriamo che il consiglio o il consulto sia la singola persona che lo da a se stesso utilizzando la persona del counselor come punto di appoggio nel proprio percorso personale.
Il counseling più che una scienza è un’arte, un’arte antica che Socrate aveva chiamato MAIEUTICA ( l’arte dell’ostetricia o della levatrice) e che, passando attraverso il dialogo riusciva a tirar fuori (quindi a far nascere) dall’allievo pensieri propri, desideri propri ed obiettivi propri.
Egli usava battute brevi e taglienti che fungevano da stimolo per il lavoro interiore dell’allievo e non dava assolutamente suggerimenti, non tentava di persuadere e non insegnava (cioè non lasciava un segno), ma educava (educere, tirare fuori).
Infatti, la verità non è insegnabile, perché è un sapere dell’anima, si può solo educare cioè farla emergere dal profondo dell’inconscio.
Non si scopre nulla che già non sia in noi, solo qualcosa che non sappiamo di sapere o di volere o che avevamo dimenticato. Desideri profondi, obiettivi inconfessati, risorse nascoste alle quali attingere: tutta roba nostra. Così partoriamo la nostra verità.
Mi piace pensare a Socrate come al primo grande counselor nella storia del counseling. Egli è riuscito a trasferire al piano dell’anima ciò che sua madre, Filarete, faceva sul piano fisico: l’ostetrica.
L’ostetrica non può decidere il momento del parto, né come il parto avverrà, né come sarà il bambino che nasce: può solo assecondare e aiutare ciò che naturalmente sta avvenendo, è un tramite, un demiurgo.
Così come la levatrice aiuta la madre a portare alla luce il bambino, il counselor aiuta chi a lui si rivolge a portare alla luce la propria verità interiore.
E questa è la prima grande metafora del counseling.
E l’uso delle metafore nel dialogo è un cardine di questo metodo di ricerca interiore.
La grande opera viene svolta da ognuno su se stesso.
Non possiamo e non dobbiamo aiutare nessuno che non voglia essere aiutato.
Il metodo socratico, che è esattamente il metodo del moderno counseling, consiste nel portare alla luce l’infondatezza delle convinzioni limitanti, cioè di quelle convinzioni che diamo scontatamente per vere e che, invece, ad un attento esame, si rivelano solo opinioni e non verità profonde.
Il compito del counselor è quindi quello di prendere per mano il cliente e accompagnarlo a vedere le proprie verità profonde a dispetto delle sue convinzioni che derivano da una miriade di fattori ambientali, stridono con i veri desideri e non appartengono all’essere.
Il counseling è fondamentalmente basato sul rispetto dell’interlocutore e il counselor deve avere la capacità di essere neutro e di non interferire, di non giudicare, di non suggerire, ma solo di accompagnare, di incoraggiare un atteggiamento attivo verso il superamento dei disagi, il raggiungimento degli obiettivi e l’impiego delle risorse piuttosto che un atteggiamento passivo verso l’autorità ( che in un rapporto di guarigione potrebbe identificarsi con il terapeuta).
Definirei il counseling come un metodo di autoguarigione dell’anima alla quale vengono somministrati stimoli in dose omeopatica.