Erika Meyer: Danza del Ventre

Perché la danza del ventre?
Ho iniziato a studiare danza orientale nel 2003 con Marina Nour dopo essermi incrinata una vertebra durante una gara di pattinaggio sincronizzato. Fino ad allora la “danza del ventre” per me era una cosa da gente fuori di testa. Poi, convinta da un'amica, mi sono trovata iscritta a questa strana danza, diversa da tutte le altre. Dopo tutti questi anni essa rimane per me un mistero: c'è un filo occulto che collega la sabbia alle danze Tuareg e il vento alle movenze di una danzatrice. È questa la cosa affascinante: scoprire un gesto che ha il suo senso nelle forme del creato. Tutte le geometrie di questa danza sono dinamiche: i passi non hanno il loro significato nella corrispondenza delle linee (come in un attitude) ma nella loro completezza, nella successione dei vari istanti che vanno a comporre - ad esempio - un cerchio disegnato col bacino.
Tuttavia la danza orientale non è semplicemente un'arte, esiste anche alle feste di paese e nei più infimi postriboli.
Ciò che cerco di trasmettere alle mie alunne è la danza vista dagli occhi di chi ha dedicato i propri studi all'arte frequentando il liceo artistico prima e l'Accademia di Brera poi.
In questi anni ho seguito alcuni stage con Aziza.
Dal 2007 sto approfondendo lo studio della danza con l'algerina Khadra Benziadi e con sua sorella Sabah (titolare dell'accademia di danze orientali di Palermo), inseguita in uno stage fino a Luxor.
Dal 2005 insegno nella scuola di Marina Nour ed è per me una grande soddisfazione: in parte è per me realizzante trasmettere le tecniche di danza, ciascuna preziosa come l'elemento di una tarsia, in parte desidero approfondire l'attività di coreografa; mi sforzo perché la coreografia non sia una mera sequenza, ma lo sviluppo formale di un'idea.
Dal 2004 mi interesso anche di flamenco (ma questa è un'altra storia).

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