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Introduzione alla danza del ventre: testo d’archivio di Marina Nour

Il testo che segue è stato scritto da Marina Nour, fondatrice della scuola che portava il suo nome e figura centrale nella storia dell’Associazione Mediterranea.

Abbiamo scelto di conservarlo nell’archivio di DanzaVentre.com perché rappresenta una testimonianza diretta del suo modo di vivere, interpretare e trasmettere la danza orientale durante gli anni di attività della scuola.

Le riflessioni relative alle origini della danza, alla spiritualità e al rapporto tra corpo, energia e movimento esprimono la visione personale e l’approccio dell’autrice e vengono qui mantenute come parte della memoria storica e culturale del progetto originario.

Danza del ventre come cultura mediterranea

La danza del ventre ha origini sacre e nasce come culto della Dea Madre, della parte femminile della divinità.

Viene danzata dalle donne, in epoca arcaica, durante riti legati alla fecondità e alla prosperità e, attraverso le sue movenze, richiama simbolicamente la rotazione e la rivoluzione terrestre e persino la precessione lunisolare.

Si è sviluppata in Medio Oriente, ma non è patrimonio esclusivo del Medio Oriente, bensì dell’umanità intera.

In diverse parti del globo si ritrovano infatti reperti archeologici, come raffigurazioni pittoriche e statuette, che rappresentano donne o gruppi di donne impegnate nella danza.

Una considerazione simile può essere fatta per altre discipline tradizionali, come per esempio lo yoga o le arti marziali, comunemente considerate originarie dell’India, della Cina o del Giappone, ma che, secondo questa visione, avrebbero trovato in quei Paesi condizioni particolarmente favorevoli per svilupparsi, pur nascendo da esperienze dell’essere umano presenti a differenti latitudini.

Riferire la danza del ventre esclusivamente alla cultura mediterranea può quindi risultare limitativo.

Anche nelle danze cosiddette moderne, originate in Paesi molto lontani tra loro, si possono ritrovare tecniche e movimenti simili a quelli della danza del ventre, quasi a ricordarci che le tradizioni dei diversi popoli possiedono elementi comuni che attraversano culture e confini.


Perché la danza del ventre

Mi sono avvicinata alla danza mediorientale dopo averla vista danzare ed esserne rimasta profondamente affascinata.

È una danza che esalta la femminilità in maniera sensuale, ma mai volgare, e che stimola la sorellanza tra donne perché non ricerca la diva o la prima ballerina: il suo scopo è, piuttosto, quello di far emergere ciò che ognuna porta dentro di sé.

Ogni donna è diversa dall’altra e danza in maniera diversa. Proprio attraverso la scoperta della propria individualità, unicità e irripetibilità, però, può ritrovare l’unione con le altre donne, fino a diventare ciascuna maestra dell’altra.

Questo è, per me, lo spirito magico della danza del ventre.

Uno spirito che può essere mantenuto soltanto se questa danza viene trasmessa in un certo modo.

Come un cattivo musicista dà sempre allo strumento la colpa della propria disarmonia, allo stesso modo, se se ne perde lo spirito originale, anche una disciplina così ricca e profonda può ridursi a un semplice spettacolo di varietà.

Questo può comunque essere piacevole per chi desideri vivere la danza soltanto sotto questo aspetto, ma rappresenta solo una parte di ciò che essa può esprimere.


L’importanza della danza del ventre: non solo fisica

La danza del ventre è una danza semplice e spontanea, che ogni donna può praticare a qualsiasi età, basata sul rilassamento e su una gestualità naturale.

Anche la musica che la accompagna non è necessariamente complessa: gran parte dei ritmi utilizzati è costruita su quattro tempi, o sui loro multipli e sottomultipli, mentre le percussioni assumono un’importanza particolarmente rilevante.

Nella mia interpretazione, sia il numero quattro sia le percussioni possiedono una forte valenza simbolica che viene espressa attraverso la danza.

Il quattro richiama, per esempio:

  • i quattro elementi della materia;
  • i quattro Evangelisti;
  • i quattro punti cardinali;
  • i quattro segni fissi dello Zodiaco;
  • e, più in generale, le quattro dimensioni attraverso le quali può essere rappresentato schematicamente l’essere umano: corpo, emozione, mente e spirito.

La danza può essere quindi vissuta e interpretata su diversi livelli.

A livello fisico

Impariamo a utilizzare il nostro corpo, a conoscerlo e a goderne, a prendercene cura senza diventarne schiave e a sentirci a nostro agio nella nostra pelle.

Scopriamo la gioia di un corpo sano, vitale ed elastico, capace di essere attraente al di là dei canoni estetici correnti e mutevoli.

Impariamo a utilizzare lo spazio che ci circonda, a conoscere la forza dello sguardo, la grazia delle mani e la compostezza del gesto nella sua fluidità e semplicità.

Attraverso la danza impariamo, in altre parole, ad abitare maggiormente il nostro corpo e a percepirlo come uno strumento di espressione.

A livello emotivo ed energetico

Nella mia visione, un corpo sano è strettamente legato al fluire armonioso dell’energia che lo rende vitale.

Attraverso i movimenti della colonna vertebrale e del bacino si può sperimentare qualcosa che, nella mia esperienza, presenta analogie con alcune pratiche dello yoga e con concetti tradizionalmente collegati ai chakra e alla kundalini.

Questa energia, quando viene percepita e vissuta attraverso il movimento, può aiutarci progressivamente a conoscere meglio le nostre emozioni senza reprimerle e, quindi, a viverle con maggiore consapevolezza.

La nostra vita è nelle nostre mani e possiamo imparare a diventarne maggiormente consapevoli, sviluppando la capacità di indirizzarla e imparando a essere sincere con noi stesse, proprio come sincero può essere il nostro corpo quando danza nella sua spontaneità.

Impariamo a non perseguire ciò che non ci corrisponde soltanto perché è di moda o perché qualcun altro pretende che lo facciamo.

Impariamo a essere noi stesse sul piano emotivo così come su quello fisico.

A livello mentale

I quattro piani non sono separati tra loro: agendo su uno, inevitabilmente, si produce un effetto anche sugli altri.

La cosa importante è acquisirne consapevolezza.

Se il nostro corpo cambia, possono cambiare anche le nostre emozioni e i nostri pensieri. Il cambiamento può naturalmente partire anche dal pensiero o dalle emozioni, ma partire dal corpo fisico può produrre sensazioni più immediate, perché il corpo rappresenta la parte più tangibile di noi.

Lavorare sul piano mentale significa però anche conoscere e comprendere ciò che stiamo facendo.

Nella mia visione, la danza del ventre racchiude conoscenze tradizionali tramandate dall’essere umano nel corso del tempo, attraverso il rapporto tra Maestro e Discepolo.

La danzatrice può rivelare attraverso i propri gesti significati profondi a chi possiede gli strumenti per riconoscerli, proprio come un simbolo può rivelare differenti livelli di significato a chi sa interpretarlo.

Parlo, per esempio, di:

  • numerologia;
  • astrologia;
  • astronomia;
  • mitologia;
  • simbolismo.

Sono argomenti molto ampi, che richiederebbero uno spazio ben maggiore per poter essere affrontati adeguatamente e che, probabilmente, si presterebbero ancora meglio a una trasmissione orale.

A livello spirituale

Nella mia esperienza, l’armonia tra i nostri piani fisico, emotivo e mentale può aprire progressivamente uno spazio rivolto alla dimensione spirituale.

È un percorso verso un contatto più profondo con la nostra parte più sacra e, di conseguenza, verso una maggiore capacità di riconoscere il sacro anche intorno a noi.

La danza del ventre può allora trasformarsi in una meditazione in movimento.

Una sorta di preghiera che non nasce dalla richiesta di ottenere qualcosa, ma dal ringraziamento per la ricchezza della vita.


Marina Nour

Testo conservato nell’Archivio storico di DanzaVentre.com.